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02-05-2005

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Sauditi alle urne
Ma le donne no

Il regno arabo apre cautamente alla democrazia con un voto per i consigli comunali. Riservato però ai soli maschi


di Riccardo Talenti



George W. Bush ha citato 40 volte la parola "freedom" nel suo discorso di inaugurazione del secondo mandato, indicando come prioritaria la liberazione del pianeta dai tiranni. Le elezioni irachene, insieme a quelle appena svoltesi in Palestina, sono considerate da tutta l"opinione pubblica mondiale come il banco di prova dove si misurerà la compatibilità del mondo arabo-musulmano con la democrazia.

Ma delle elezioni altrettanto importanti stanno per svolgersi per la prima volta anche in un paese che è tra i più stretti alleati degli americani, benchè non abbia mai visto la democrazia: l'Arabia saudita, Fra il 10 febbraio e il 21 aprile si svolgeranno infatti le elezioni per 178 consigli comunali e questa consultazione segna un vero punto di svolta, visto che non si vota dagli anni '60.

Il voto ha un valore parziale perché solo il 50% dei seggi sarà eletto, mentre l¹altra metà sarà nominata dall'alto dal governo. Tutti gli uomini di età superiore ai 21 anni potranno votare, ma le donne non potranno né votare né essere elette. Il principe Mansour ibn Miteb, presidente del Comitato Generale per le Elezioni Municipali, si è giustificato dicendo che data la novità dell'evento, non si poteva organizzare efficientemente anche il voto delle donne (che avrebbe richiesto per ragioni "morali" la rigida separazione delle cabine elettorali femminili da quelle maschili). Inoltre molte donne perennemente coperte dal velo non possiedono documenti d'identificazione con la foto del volto. Dal 2009, ha assicurato il principe, anche le suddite potranno votare.

Faten Bunduggi, direttrice del dipartimento women's empowerment (potremmo tradurre "miglioramento della condizione femminile", perché "pari opportunità" suonerebbe esagerato) presso la Camera di Commercio di Jeddah, ha dichiarato che "questa è una vera buona notizia se si dimostrerà vera e mostra che il governo vuole coinvolgere la popolazione femminile nel processo politico decisionale del paese. Nel frattempo speriamo che voglia nominare delle donne ai seggi non elettivi, per lo meno nelle grandi città come Riyadh e Jeddah".

Una delle principali organizzatrici per il voto femminile, Hatoon Al-Fassi, professoressa di storia presso la King Saud University di Riyadh, ha affermato: "Siamo veramente deluse che la battaglia per ottenere il voto richiederà altri 4 anni. Siamo convinte che le autorità non hanno il diritto di farci aspettare ancora". Dalle colonne del quotidiano israeliano "Jerusalem Post" il noto dissidente egiziano Saad Eddin Ibrahim sottolinea l'importanza di questo timido tentativo di democrazia: "L'Arabia Saudita è la patria delle organizzazioni islamiche più potenti e questo sforzo, se avrà successo e se sarà seguito altre riforme imprescindibili, avrà un impatto sulla storia del Medio Oriente ancora più profondo di quelle irakene e di quelle palestinesi".





 

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